martedì

Commento critico a cura di Angela Ferilli

Io' t'addumannu scusa di Giuseppe Vultaggio

Commento critico a cura di

Angela Ferilli

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Il ritmo cadenzato delle quartine endecasillabi a rima alternata è amplificato dall’uso del dialetto che concorre ad esaltare la musicalità del componimento. Tale musicalità, stridendo col tema trattato, ne sottolinea l’asprezza.

L’ottica maschile “altra” svolge una triplice funzione: evocativa, accusatoria, assolutoria.

Chi si fa carico di osservare la scena e di raccontarla con dolente compartecipazione, non esita ad additare la bestialità del maschio coprotagonista, ad esaltare la figura della donna, protagonista di talune misere vicende che la vedono vituperata, vilipesa, annientata dalla violenza di gesti e di intenzioni brutali, e, in ultimo, a dichiarare al mondo che l’universo maschile non è tutto uguale. Nell’ammissione di colpevolezza iniziale c’è già tutta la forza che esploderà in seguito nei confronti della “donna” elevata ad eroina, soggetto e non più oggetto, d’amore e non più di bieca sopraffazione.

Il merito dell’autore di questo componimento poetico è nell’evidente capacità di suscitare forti emozioni fino all’identificazione; di penetrare, con un linguaggio semplice, ma non per questo meno efficace, nell’animo del lettore che riesce a sentire sulla propria pelle bestialità e sopraffazione, denigrazione e capitolazione, dolore e repulsione. E, infine, desiderio di riscatto.