Traduzione letterale: IO TI DOMANDO SCUSA di Giuseppe Vultaggio
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E dopo che ha sfogato i suoi bisogni, / ti lascia a terra, come una bestia sventrata, / ti senti sporca nella tua vergogna, / come una cosa rara messa in mostra! / La “bestia” non sa qual è il dolore, / che ti ha segnato il cuore per la vita; / lui non sa, che non ci sono cure, / che possono rimarginare questa ferita. / Lui non sa, che ha toccato il fondo / e che ha distrutto perfino un “Cavaliere”, / che in sogno ti portava per il mondo, / per cancellare lamenti e pensieri; / e sono certo che da allora, ancora, / l’uomo per te è peggio di un animale, / che basta che ha una donna…si ristora, / come un aereo, che non ha scalo.
E dopo tempo, ora che sei grande, / se fai l’amore, senti ancora forte, / la puzza di quel cane che si spande / ed alla vita, preferiresti la morte. / Lo so che non bastano questi versi, / per dirti che non siamo tutti gli stessi, / quelli sono feccia, fango, uomini persi, /da non tenere nemmeno in fondo degli abissi. / Ma nel mondo esiste pure la gente onesta, / àbili, giusti e pure uomini “Santi”, / che per ogni cosa usano la testa / e trattano la donna con “i guanti”; / la tengono come fosse un fiore raro, / come la prima tra le meraviglie; / la vedono della famiglia, “il faro”, / la vogliono madre dei propri figli.
Come quegli “ebbri”, esteriormente sono lo stesso, / però per me la femmina è una “Musa”; / d’essere uomo, mi vergogno spesso / ed a nome loro…ti domando perdono!