mercoledì

DIRITTO DI REPLICA - LETTERA APERTA -MA NON TROPPO- DI JOSE' VAN ROY DALI'

Lettera aperta ma non troppo …
Alla luce di quanto accaduto nel luglio del 2009 e della scia di polemiche che, malgrado ogni illuminante ed esauriente disamina esplicativa, tende inutilmente a proseguire fuori da ogni logica, per inerzia e per solerzia di pochi manovali della fandonia.


PREMESSA
In considerazione del fatto che chiunque ha esternato il proprio punto di vista, a volte gratuitamente e fuori luogo, sulla natura dei fatti e soprattutto sulle colpe degli stessi, anche io vorrei esporre legittimamente le mie impressioni sugli squallidi retroscena dei noti fatti e misfatti grottagliesi, soprattutto sui maldestri manipolatori di notizie locali scivolati fatalmente, a causa della loro frivola e rabbiosa incompetenza, sullo sputo di una verità ampiamente divulgata dalla stampa internazionale sin dagli anni ottanta, ma opportunamente celata dai quattro moschettieri della menzogna per i propri scopi “sovversivi”.
Quanto rumore per nulla!
Non avrei mai immaginato, nel recarmi in quel di Grottaglie, che la stupidità di una persona notoriamente disturbata e dei suoi insulsi seguaci potesse sollevare tanto clamore, sovralimentato dal falso pretesto giustizialista, da giornalisti abilitati e non, da avvocati, con e senza laurea, che nell’adergersi a giudici nostrani della domenica e nel ridursi ad usare come arma impropria la calunnia, trascurando sfacciatamente uno dei cardini fondamentali della giustizia italiana come la presunzione d’innocenza, concessa obbligatoriamente per legge anche ai più biechi criminali di ogni epoca, “dimenticavano” volutamente ogni deontologia per dare sfogo alla loro comune impotenza, non soltanto mentale.


L’ ACCUSA
Non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù … ma di questo non ce ne può fregar di meno ?…
Ma chi volevano abbindolare gli oscuri cialtroni della fandonia abilitata, se non i propri lettori? Se da sempre hanno sparato a zero dalle loro postazioni telematiche e dai loro libercoli di carta igienica, più volte riciclata, sui cosiddetti figli di … contro le troppe opportunità loro offerte in quanto tali, su favoritismi eccelsi … invece, per il sottoscritto (vedi legge fai da te), vale esattamente il contrario! Se non è figlio, non può fare nemmeno il proprio lavoro, né può venire ad esporlo a Grottaglie! E tantomeno venir pagato per la propria prestazione professionale, come avviene da oltre quarant’anni in tutto il resto del mondo. Ma a Grottaglie c’è la “regina di picche” senza trono né corona e che aspira da sempre ad una poltrona comunale occupata “indegnamente” da altre.
In realtà, la mia inconfutabile condizione di figlio avrebbe fatto crollare ogni plausibile accusa nei confronti delle tanto detestate operatrici culturali e la manipolazione storico-anagrafica andava assolutamente perpetrata per colpire di sponda e “mortalmente” l’assessore, la direttrice del Museo e, perché no, tutta la giunta comunale al completo, Sindaco incluso.
Non è solo la mancanza di rispetto per chiunque e la smisurata presunzione personale che accomuna le squallide nullità, che si sono schierate contro di me per poter colpire a tradimento uno o più amministratori locali, che mi sorprende, ma lo sperpero di stupidità e ingenuità profuse per “confezionare” piuttosto maldestramente il cosiddetto “complotto paesano”.
Confutare caparbiamente il lavoro di centinaia di colleghi internazionali molto più affermati e di ben altro livello, tra i quali giornalisti e autori televisivi, registi e produzioni cinematografiche, personaggi del mondo della cultura e dell’arte, aziende internazionali e quant’altro, denota il furore devastante e la rabbia incontrollata del proprio fallimento personale, che logora l’esistenza inutile dell’essere che è ben al corrente della propria inconsistenza. E, come si usa dire a Roma: in c..o gli c’entra … in testa no!
Considerando che ho accumulato qualche anno di troppo, è venuto anche a me qualche dubbio sulla mia discendenza … e sulla eventuale possibilità di essermi “distratto” per più di settant’anni. Oggi a quanto pare può accadere di tutto, persino di perdere la propria identità senza rendersene conto. Ho sfogliato nervosamente l’elenco telefonico alla ricerca del mio nome e del relativo numero con la paura di non trovarlo più, ma tutto era al proprio posto come sempre.
Ho cominciato a rovistare tra le carte polverose della mia esistenza, costellate da atti notarili, dichiarazioni e testimonianze giurate varie, diversa corrispondenza internazionale, tra cui moltissime lettere dei miei genitori e persino una r.r. al re di Spagna piuttosto datata, con la richiesta di porgere i miei saluti a mio padre in una sua prossima visita, atti giuridici presentati e prontamente accolti nel 1986 in Italia e in Spagna dai Tribunali competenti, che notoriamente, prendono in considerazione soltanto regolari richieste complete di seri e adeguati requisiti. Inoltre, per ulteriore sicurezza, ho sfogliato numerosi settimanali spagnoli che per oltre un decennio hanno pubblicato articoli e interviste sulla mia nota condizione filiale, mentre mio padre era ancora nella piena capacità di intendere e di volere … e mi sono tranquillizzato: perché, a quanto pare, io esisto!
La mia tessera di pubblicista (n.1074) risale all’ottobre del 1974 e conosco perfettamente ogni regola e meccanismo di tale mestiere, pur non esercitando. Quando la diffamazione a mezzo stampa è partita, nulla può servire a riabilitare il malcapitato di turno agli occhi della gente comune, nemmeno il giudizio irreprensibile di un vero Tribunale, e il giornalista propenso all’aggressione e in ragionata malafede lo sa bene. Difatti, nel reperire le mie foto personali visibili sul mio sito, si è ben guardato dal pubblicare le immagini diffuse dalle riviste di tutto il mondo in compagnia di mio padre, altrimenti tutto sarebbe apparso incredibile.

Ma torniamo ai fatti salienti della vicenda. Ho incontrato la Dott.ssa Patruno e la Dott.ssa De Vincentis due o tre volte soltanto e, a mio avviso, hanno svolto più che bene il loro lavoro, in quanto sono riuscite a far risparmiare al Comune una cifra considerevole, per una manifestazione apprezzata e pagata molto più adeguatamente in ogni parte del mondo, perché i costi reali, per una mia esposizione personale, sono di gran lunga superiori a quei quindicimila Euro tanto rimpianti con finte lacrime di coccodrillo soltanto dai soliti quattro dissidenti locali.
Sicuramente, l’eventuale suggerimento di mio padre sarebbe stato: Non ti curar di lor, ma guarda e incassa!
Alla luce dei fatti, sono fermamente convinto che, anche se tutto si fosse svolto regolarmente, e cioè con il titolo: Josè Van Roy Dalì ”Omaggio a Salvador Dalì” come concordato in precedenza e ben visibile su cataloghi e manifesti, i soliti noti avrebbero trovato comunque il pur minimo pretesto per colpire i loro reali obiettivi.
Orbene, nel frattempo anche la giustizia si è adeguata ai tempi e, dal 02/03/2010, la IV sezione civile del Tribunale di Monza, con la sentenza n. 770, condanna l’uso di messaggi offensivi su “Facebook”. E, grazie all’incompetenza professionale di alcuni avvocati e giornalai (aspiranti giudici) con e senza abilitazione, che fanno parte del ridottissimo clan dei grottagliesi, e che, nel frattempo, hanno continuato ad offendermi gratuitamente con le loro reiterate attenzioni denigratorie su Facebook, lasciando ancora ampio margine ad eventuali possibilità di querele per le quali possono attendersi, da un momento all’altro, un “richiamo” ufficiale, avrei per Legge ancora la possibilità di rispondere per le rime, con una congrua richiesta risarcitoria, ma il mio carattere eternamente goliardico mi suggerisce per ora qualcosa di diverso e di più consono al livello agreste dei quattro enfatici calunniatori.

DEDUZIONI
Giunti a questo punto, perché tralasciare il falso problema del figlio si, figlio no? Tanto vale andare fino in fondo e, come nel gioco delle carte, proferire il fatidico: vedo!
I miei “giudici improvvisati” basano le loro ridicole illazioni sul personale desiderio di portarmi al “patibolo” assieme ad ex amministratori e non, loro invisi, ma non si sono accorti che la corda è ormai logora e inefficace come i loro argomenti.
Sono convinto, alla luce della insulsa testardaggine ostentata dagli oscuri pennivendoli di provincia, che non accetterebbero la semplice verità dei fatti come tale, nemmeno dalla viva voce di mio padre qualora egli fosse ancora in vita … per partito preso e per non veder crollare miseramente l’unico falso scoop della loro “carriera”. Qualora la povertà mentale di queste persone non sia equiparabile alla loro condizione economica e per evitare che, a forza di occuparsi inutilmente di me, possano correre il serio rischio di mettermi ulteriormente in luce … potrei loro suggerire, se davvero hanno palle e mezzi economici per farlo, di cominciare a racimolare una cifra piuttosto consistente, per poter rilevare il mio D. N. A. e fare la verifica definitiva! Diversamente, in caso contrario, potrebbero tentare di usufruire di un sistema altrettanto efficace quanto infallibile. Mia madre, è notorio, si dilettava nel prevedere il futuro attraverso i fondi del caffè turco oppure attraverso la lettura delle carte, e il più delle volte le sue previsioni si rivelavano esatte … inoltre, quando qualcuno la faceva davvero arrabbiare, lanciava minuscoli anatemi che, come telegrammi d’altri tempi, giungevano puntualissimi alla meta … conferendole bonariamente , nel tempo, la nomea di “strega della domenica”. Quale migliore opportunità poter sperimentare finalmente, in prima persona, gli effetti oscuri dell’ereditarietà genetica?… se, quale unico primogenito maschio, avessi ereditato simili poteri, potrei provare, anche se non ho mai creduto a queste cose, a lanciare affabilmente le mie maledizioni personali, con il sincero auspicio che non siano troppo potenti verso coloro che mi hanno mostrato tutte queste “gioviali” attenzioni. Se dovesse loro accadere a breve qualcosa di non proprio catastrofico, tale evento costituirebbe la prova certa e inconfutabile della mia condizione di figlio di cotanta madre.

Nemmeno a me, tutto sommato, può fregar di meno di dare dimostrazioni pratiche sul mio status giuridico, in fondo un nome vale l’altro … ed è la testa, la sua conformazione e quel che c’è dentro che conta … e io sono estremamente soddisfatto della mia, ma su quella di altri non oso esprimermi … Ritengo estremamente meglio essere un figlio di … che una qualunque testa di … E, come disse magistralmente Alberto Sordi nel ruolo del marchese del Grillo: io so io e loro non sono un ca..o! E aggiungo: e nemmeno lo saranno mai! A buon rendere … e fatemi sapere quanto prima di ulteriori sviluppi del caso, numero preciso di eventuali avversità e loro consistenza.

P.S.
Si rammenta, alla valchiria senza intelletto e al suo sparuto seguito di eunuchi, che è pressoché inutile cercare, per scaramanzia, di grattarsi i testicoli che non hanno mai avuto, perché porterebbe ulteriore sfiga.
Cordialmente vostro
Josè Van Roy Dalì